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Il colpevole silenzio sui diritti umani.

 Inizia a Brescia ed è subito rinviato il processo al padre assassino di Hina Saleem, la ragazza di origina pakistana barbaramente uccisa in nome di una cultura religiosa deformata, spietata, criminale e criminogena. Non bastano le parole a chi come noi vive nel culto della libertà di pensiero e di comportamento per denunciare la cultura totalitaria basata su presunte rivelazioni di immaginarie entità soprannaturali, di volta in volta interpretate, sempre in peggio, da singoli personaggi o involutesi nelle regole tribali di specifiche comunità. Abbiamo invece notato con dispiacere l' assenza delle organizzazioni storiche del movimento femminista italiano fra i richiedenti la costituzione di parte civile, avanzata invece dall' Acmid (Associazine di donne marocchine) anche se putroppo è stata respinta dal Tribunale. Notiamo con ancora più dispiacere che deputate, senatrici e donne celebri "de sinistra" hanno disertato un avvenimento in cui una presenza femminile qualificata avrebbe dato un segno visibile di solidarietà. Questo ruolo è stato assolto, e ci congratuliamo con loro, dalla deputata di AN Daniela Santanchè e la signora Anselma Dall' Olio-Ferrara, sulle cui posizioni espresse in altre circostanze abbiamo avuto molte valide ragioni di indignarci. E tuttavia loro oggi c' erano rendendo più vistoso il vuoto di altre esponenti politiche. Ma più vistoso di tutti è stato il vuoto delle istituzioni che potevano essere rappresentate dal Comune di residenza di Hina (o anche dalla Provincia e dalla Regione) per una costituzione di parte civile che avrebbe dato un senso di pubblica condivisione dei diritti di libertà stroncati dall' assassinio

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Pubblicato il 28/6/2007 alle 19.15 nella rubrica Diario.

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